home page

home page

a cura di Fabrizio Vallelonga (Ass. Cult. Limes)


Il Tempio di Giove Capitolino

 

L’etÓ romana

Il Tabularium

L’etÓ medievale

Santa Maria in Aracoeli

L’etÓ moderna

Il Palazzo Senatorio




La costruzione di un edificio di culto dedicato alla triade capitolina (Giove, Giunone, Minerva) fu voluta dai re della dinastia dei Tarquini nel corso del VI secolo a.C., probabilmente con l’intento di sostituire il santuario federale dei popoli latini che si trovava sul mons Albanus, l’attuale Monte Cavo. La data di inaugurazione del tempio finý per coincidere nella tradizione con l’inizio del regime repubblicano il 13 settembre del 509 a.C. Pochi sono i resti dell’edificio ancora visibili, tutti comunque pertinenti alla fondazione, riferibili alla fase originaria : ai piedi della loggia del Palazzo Caffarelli, in via del Tempio di Giove e all’interno delle sale del Museo Nuovo dei Conservatori (anche se alcuni scavi sono in corso per portare alla luce altre parti della fondazione del tempio). Le proporzioni dell’edificio, orientato secondo un asse nord - sud, erano notevoli : m. 53 x 63 circa. Era preceduto da una gradinata e nella parte anteriore (pronao) era costituito da tre file di sei colonne ciascuna, mentre quella posteriore era occupata dalla cella suddivisa in tre ambienti consacrati a Giove quello centrale, quello di sinistra a Giunone e quello di destra a Minerva. La cella era fiancheggiata da altre tre colonne per lato. Sul fondo il tempio era chiuso da un muro continuo, secondo la tradizione italica. La sommitÓ del tempio era decorata da una grandiosa quadriga di terracotta dipinta (che fu sostituita nel 296 a.C. con una di bronzo), dovuta ad una bottega di artisti di Veio diretta da un maestro di nome Vulca. Dopo l’incendio dell’83 a.C. il tempio fu ricostruito in marmo (sembra che per essa siano state utilizzate le grandi colonne del Tempio di Zeus Olimpico ad Atene), ad opera di un partigiano di Silla, Quinto Lutazio Catulo, che si avvalse dell’opera dell’architetto Lucio Cornelio. Probabilmente solo nel 65 a.C. vennero terminati i simulacri tra cui la gigantesca statua di Giove criselefantina (cioŔ di avorio ed oro) dello scultore ateniese Apollonios.