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a cura di Fabrizio Vallelonga (Ass. Cult. Limes)


L’età romana

 

Il Tempio di Giove Capitolino

Il Tabularium

L’età medievale

Santa Maria in Aracoeli

L’età moderna

Il Palazzo Senatorio




Pur essendo il più basso (40 m. sul livello antico del Foro) e il meno esteso dei sette colli, il Campidoglio è forse tra essi il più ricco di monumenti e avvenimenti legati alle vicende pubbliche dell’Urbe. Il nome di Campidoglio discende secondo una leggenda dal ritrovamento di un teschio (caput) di un guerriero etrusco, mentre si scavavano le fondamenta per la costruzione del tempio di Giove. Il guerriero sarebbe stato un certo Tolus o Olus, da cui caput Toli donde Capitolium e poi Campidoglio. Il colle del Campidoglio era distinto in due sommità: il Capitolium propriamente detto a sud est (versante del giardino di via del Tempio di Giove), e l’Arx a nord ovest (versante della chiesa di S. Maria in Aracoeli), divise da una piccola vallata l’Asylum (corrispondente all’odierna piazza del Campidoglio). La tradizione antica riteneva che sulla cima del colle fosse stato fondato da Saturno il centro abitato più antico sorto nell’area della futura Roma. L’antichità dello stanziamento sulla collina è stata confermata dal rinvenimento di ceramica di età del bronzo scoperta ai suoi piedi, presso l’area sacra di Sant’Omobono e da quella dell’età del ferro rinvenuta in prossimità dell’ingresso meridionale del Tabularium. Ai tempi della fondazione leggendaria di Roma, il Campidoglio sarebbe stato conquistato dai Sabini a causa del tradimento della romana Tarpea, che avrebbe aperto le porte della cittadella agli invasori in cambio di tutto ciò che i soldati portavano sul braccio sinistro, probabilmente mirando al possesso di anelli e bracciali d’oro. I Sabini in tutta risposta dell’aiuto loro offerto dalla traditrice, la sommersero con i loro scudi, che impugnavano con il braccio sinistro, uccidendola. Molto probabilmente Tarpea non era altro che una divinità tutelare della collina : Mons Tarpeium è infatti il nome più antico della collina del Campidoglio. La statua di questa divinità rappresentata come eretta su una catasta di armi, potrebbe aver dato origine alla leggenda della traditrice Tarpea. Certo per tutta l’antichità un precipizio della collina fu conosciuto con il nome di saxum Tarpeium, cioè rupe Tarpea, e da esso venivano precipitati i rei di tradimento. Sempre Romolo avrebbe creato una sorta di zona franca nella depressione tra le due sommità del colle, che proprio da questa funzione avrebbe preso il nome di Asylum. Sul Campidoglio sorsero assai presto dei piccoli santuari come quello di Giove Feretrio (collegato con la cerimonia del trionfo), costruito dallo stesso Romolo, di Terminus e di Iuventa e di Veiove. Questi templi furono ben presto soppiantati dalla costruzione del tempio di Giove Capitolino (1), consacrato alla triade capitolina (Giove, Giunone, Minerva), iniziato secondo la leggenda dal primo re etrusco, Tarquinio Prisco e proseguito da Tarquinio il Superbo. L’inaugurazione si ebbe con l’inizio della Repubblica, il 13 settembre del 509 a.C. Nel tempio erano conservati anche i libri Sibyllini, una serie di testi oracolari di origine greca, introdotti da Tarquinio il Superbo. L’episodio più celebre che riguarda il Campidoglio in età romana è legato alla tradizione dell’invasione gallica. Il 18 luglio del 390 a.C., che in seguito fu considerato giorno infausto dal calendario romano, un esercito inviato contro i Galli fu sbaragliato presso il fiume Allia. Tre giorni dopo gli invasori giunsero nella città indifesa e la saccheggiarono fatta eccezione per il Campidoglio che si salvò dal sacco e resistette per qualche mese. In relazione a questo assedio si narra l’episodio leggendario dell’attacco notturno dei Galli, sventato dagli starnazzi delle oche sacre che diedero l’allarme alla guarnigione. Infine i Galli decisero di ritirarsi convinti dall’offerta di un congruo riscatto in oro. Anche in questo caso la leggenda cercò di colorire e minimizzare la cocente sconfitta dei Romani. Si narra infatti che proprio mentre l’oro veniva pesato comparve un esercito romano, riunito dal condottiero Camillo, che cacciò i Galli dalla città. Successivamente, nel 383 a.C., le difese della collina furono migliorate con la costruzione di un grandioso muro di terrazzamento. Probabilmente nel 343 a.C. fu costruito, sull’Arx, il tempio di Giunone Moneta (cioè “ammonitrice”), anche se il suo culto, come è testimoniato dai ritrovamenti archeologici, è molto più antico. Esso sarebbe stato costruito, secondo la tradizione, dal figlio di Camillo a seguito di una vittoria sugli Aurunci. Presso questo edificio vi era la Zecca di Roma : proprio da questa vicinanza al tempio il denaro coniato, finì con l’essere indicato con il termine “moneta”. Nel 133 a.C. nelle vicinanze del tempio di Giove Capitolino, venne ucciso, nel corso di un comizio, il tribuno rivoluzionario Tiberio Gracco. Nel punto in cui egli cadde colpito dagli avversari politici, venne eretta una statua, venerata dal popolo quasi come una divinità. Nell’83 a.C. il colle fu distrutto da un incendio in cui bruciò anche il Tempio di Giove Capitolino e i Libri Sibyllini in esso contenuti. In seguito durante i lavori di restauro fu edificato (tra il 78 e il 65 a.C.) il Tabularium (2), che ospitava l’archivio dello stato romano. Nel 69 d.C., durante l’anarchia che seguì alla morte dell’imperatore Nerone, si sviluppò attorno al colle una battaglia tra i partigiani di Vespasiano, che vi avevano trovato rifugio, e quelli di Vitellio : durante gli scontri si sviluppò un terribile incendio che distrusse di nuovo il Campidoglio. I lavori di restauro toccarono al nuovo imperatore Vespasiano, ed erano probabilmente finiti da poco quando, nell’80 d.C., ormai Tito era succeduto al padre alla guida dell’Impero, le fiamme tornarono a devastare gli edifici del colle. Spettò all’imperatore Domiziano, succeduto a sua volta al fratello Tito nell’81d.C., il compito della ricostruzione. L’accesso al Campidoglio era garantito da più percorsi: il più importante era rappresentato dal clivus Capitolinus, un tratto del quale è ancora visibile dal Foro subito dopo il Portico degli Dei Consenti. Questo strada, che iniziava nel Foro presso l’arco di Settimio Severo, costituiva la prosecuzione della via Sacra e l’ultimo tratto era percorso dai cortei trionfali che giungevano così davanti al tempio di Giove. Gli altri accessi alla collina erano garantiti da scalinate, due delle quali ci sono note con il nome di Scalae Gemoniae e centum Gradus (cento gradini). Il primo percorso giungeva sulla cima dell’Arx e corrisponde approssimativamente alla scalinata moderna che parte alle spalle del Carcere Tulliano : su questa scala venivano gettati i corpi dei giustiziati nella vicina prigione. Probabilmente il suo prolungamento era rappresentato dai Gradus Monetae, che portavano appunto presso il tempio di Giunone Moneta e terminavano presso la rupe Tarpea che non si trovava quindi in corrispondenza del Capitolium, ma dell’Arx e si affacciava sul foro probabilmente in corrispondenza del carcere Tulliano. I Centum Gradus invece non dovevano corrispondere ad un altro percorso, ma si devono identificare con i Gradus Monetae di cui indicavano la lunghezza di cento gradini. Un altro importante percorso, il clivus Argentarius, costeggiava le pendici del colle sul lato nord - ovest presso il Foro di Cesare. Il Campidoglio fu inoltre teatro di importanti cerimonie ufficiali dello stato romano : in età repubblicana vi si svolgevano i “comizi tributi”, ovvero l’assemblea che riuniva patrizi e plebei e decideva l’elezione di magistrati minori, votava alcune leggi e giudicava dei reati particolari ; vi si concludeva, come abbiamo visto, il percorso trionfale del condottiero vittorioso che compiva un sacrificio di fronte al tempio di Giove Capitolino, il primo gennaio vi avveniva la cerimonia di investitura dei consoli e da qui partivano i governatori inviati nelle provincie dell’Impero.